Addio a Carlin Petrini

Cibo e convivialità sono da sempre legati a sensazioni piacevoli, gioiose. Questo rende ancora più triste la notizia della scomparsa di Carlo Petrini.

Addio a Carlin Petrini

Il mondo della gastronomia perde molto più di un intellettuale del cibo: perde la voce gioiosa ed appassionata di uno dei grandi interpreti della riscoperta contemporanea del rapporto fra uomo, territorio, agricoltura e comunità. Petrini, spentosi nella sua Bra all’età di 76 anni, ha trasformato il modo in cui il mondo guarda al cibo, facendo della tavola un luogo di cultura, giustizia sociale e identità.

Fondatore di Slow Food nel 1986, ideatore di Terra Madre e promotore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha costruito negli anni un pensiero fortemente innovativo, riassunto nel celebre motto “buono, pulito e giusto”. Un’idea semplice e potentissima: il cibo non è merce qualsiasi, ma espressione di biodiversità, memoria, paesaggio e dignità del lavoro umano. Ci ha dimostrato che si può essere rivoluzionari e “slow” allo stesso tempo.

Il legame con il Baccanale

Il Baccanale è legato a Petrini in modo significativo. Nel 2004 gli fu conferito il Garganello d’Oro, riconoscimento dedicato ai protagonisti della cultura del cibo e dell’enogastronomia italiana, a testimonianza del ruolo centrale che ebbe nel ridefinire il dibattito gastronomico contemporaneo.

Non è difficile leggere, nella storia stessa del Baccanale, molti dei temi cari a Petrini. L’idea che cibo è cultura è il pilastro su cui si fonda il nostro festival. In questo senso, il suo passaggio a Imola non fu soltanto la presenza di un ospite illustre, ma l’incontro fra due visioni affini del cibo come patrimonio culturale condiviso.


Oggi, mentre il mondo della gastronomia internazionale lo saluta con commozione, resta viva la lezione di Carlin Petrini. Un uomo che ha lottato, con gli strumenti propri degli intellettuali e degli uomini di cultura, per rendere il mondo un posto migliore.

Non sappiamo se Petrini abbia contribuito a salvare il mondo, come auspicava il Guardian nel 2008, ma di sicuro ha lottato, con gli strumenti propri degli intellettuali e degli uomini di cultura, per renderlo un posto migliore.

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